Il modo peggiore di presentare un progetto – Tratto da una storia vera

il modo peggiore di presentare un progetto

Il modo peggiore di presentare un progetto – Tratto da una storia vera

Per evitare insoddisfazioni del cliente e rifacimenti del progetto, la strada vincente è andare oltre al render e creare un moodboard.

“Sì, è esattamente quello che avevo in mente! Complimenti Architetto, con questo render è riuscito a rappresentare lo spazio proprio come me lo immaginavo. Procediamo!”

E così partono i lavori e il progetto prende forma. Dalle immagini si passa alla realizzazione degli interni, passo dopo passo, verifica dopo verifica: qualche imprevisto lungo il percorso, un leggero ritardo rispetto alla scadenza prefissata, finché si arriva alla tanto agognata consegna.

Finalmente il cliente potrà godere i risultati del sudato lavoro.

Tutto bene? Non proprio. Passano pochi giorni e arriva una telefonata: “Architetto, devo dirle una cosa: non sono soddisfatto! Dal render la cucina doveva essere più chiara! In più quel materiale che abbiamo usato per il tavolo proprio non mi piace. Nell’immagine sembrava molto più simile a una pietra, invece dal vivo sembra plastica. Non va bene!”.

IL RIMEDIO? PASSARE DALL’IMMAGINE ALLA REALTA’

Il lavoro che si pensava andasse bene, in realtà nascondeva un’insoddisfazione e ci sentiamo in dovere di trovare una soluzione per il nostro cliente che, per quanto esigente, incontentabile o semplicemente deluso, è pur sempre il nostro cliente e vogliamo che sia contento di averci scelto.

“Recuperare punti” in questo caso significa muoversi sul sicuro, ovvero dare la possibilità al cliente di andare oltre al render e passare dall’immagine alla realtà. In pratica, potergli fornire un pezzetto del materiale individuato in alternativa a quello utilizzato per fargli vedere, toccare e provare ciò che da un’immagine non è possibile percepire.

A quel punto tutti i sensi parteciperanno alla scelta: il campione sarà girato e rigirato sotto tutte le varie luci, accostato agli altri materiali per vederne l’effetto che fa sul posto e “torturato” per capirne la resistenza.

La storia vera che ti sto raccontando ha per finale il rifacimento di alcune ante della cucina e la sostituzione del piano del tavolo, con il risultato ultimo di aver sì accontentato il cliente, ma solo al secondo tentativo, con tempo e denaro persi e, comunque, la mancata occasione di aver fatto strike al primo colpo!

 

COME EVITARE DELUSIONI DA PARTE DEL CLIENTE A PROGETTO CONCLUSO

Situazioni di questo tipo ne capitano, talvolta per motivi di tempo (in queste situazioni la fretta fa sempre il paio con i malintesi, come il gatto e la volpe di collodiana memoria), talvolta perché sembra impossibile recuperare i campioni da sottoporre al cliente o semplicemente per valutare gli accostamenti con altri materiali selezionati.

Eppure, nel limite del possibile, questo passaggio riduce molto il rischio di trasformare un’opportunità in un inferno di chiamate, corse e dispendi di risorse che non fanno il bene di nessuno.

Ormai siamo abituati alle immagini per “leggere” le situazioni e ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Tuttavia, nel mondo del design non abbiamo ancora perso il contatto con la realtà.

Fortunatamente, la percezione di ciò che per ciascuno di noi rappresenta il bello passa anche attraverso il tatto e non solo.

Così, partire da una riproduzione grafica o da una fotografia per arrivare a capirsi su come dovrà essere realizzato un arredo può essere una comodità. Ma potrebbe non bastare.

La possibilità di creare una piccola composizione di pezzetti fisici che trasferiranno al cliente quello di cui sarà fatto in maniera concreta lo spazio che lo circonderà è certamente un modo per intendersi meglio ed evitare sgradite sorprese finali.

La realizzazione del “moodboard” è una modalità vincente nel mondo dell’interior design. A confermarlo è anche il noto Studio Marco Piva che in occasione del MADE EXPO 2017 ha realizzato una vera e propria mostra ispirata a questo modus operandi.

UN SEMPLICE ACCORGIMENTO CHE SI RIVELA MOLTO EFFICACE

Se stai per iniziare a lavorare a un nuovo progetto e non hai ancora sperimentato appieno i vantaggi di questo metodo o se, ancora peggio, ti è capitata una disavventura come quella appena raccontata, il mio consiglio è semplice: prima di farti approvare il progetto, prova a raccogliere i campioni dei materiali che vorresti suggerire al tuo cliente.

Oggi la maggior parte delle aziende e dei fornitori che operano nel settore del design investono in campionatura proprio per far fronte a questa esigenza.

Con un po’ di impegno a raccogliere o a farsi prestare i campioni sarà più semplice soddisfare i propri clienti, magari anche al primo tentativo. Ciò significa un notevole risparmio di tempo ed energia e sicuramente un bel vantaggio in termini di soddisfazione per tutti!

 

IL SEGRETO? FARSI AIUTARE

Giocare d’anticipo in questi casi può fare la differenza, servono solo un pizzico di iniziativa e organizzazione. Esiste una varietà di materiali e tecniche da far venire il capogiro!

Oppure, se la si vuole vedere sotto una luce diversa, oggi, con un po’ di impegno e passione, è possibile trovare soluzioni uniche a problemi comuni. Che è poi quello che ci si aspetta dal designer d’interni!

Ma tenersi costantemente aggiornati può essere difficile. Individuare una rosa di interlocutori fidati che ti aiutino in questa operazione può rivelarsi una strategia vincente.

Da soli non si può fare tutto, ma sicuramente adottare un approccio da “lavoro di squadra” può consentire di fare molto di più. Confrontarsi con tecnici di prodotto specializzati in diverse tipologie di materiali è sicuramente un modo per aggiornarsi sulle ultime novità ed individuare le soluzioni più congeniali per ogni progetto.

Il tecnico di prodotto potrà aiutarti nella selezione dei materiali più adatti alle diverse esigenze, facilitandoti nella pre-scelta.

Contestualmente alla miglior soluzione tecnica, se il materiale ha anche proprietà decorative, si potranno valutare contemporaneamente sia l’aspetto estetico (attraverso le varie campionature) sia quello pratico, opzionando due o tre possibilità da sottoporre al cliente, che farà così la sua scelta in tutta tranquillità.

Se vuoi approfondire il discorso ed essere aggiornato sui materiali per l’interior design contattaci, o vienici a trovare nel nostro show room!

Nobilitato Versus Laminato

Anche se nel parlato comune i termini nobilitato e laminato vengono utilizzati come sinonimi, da un punto di vista pratico non lo sono perché sono prodotti diversi.

Se hai voglia di scoprire perché nobilitato e laminato non sono la stessa cosa troverai tra le prossime righe alcune informazioni interessanti.

Per cominciare facciamo una piccola raccolta di tutte le parole che in un ipotetico esercizio di brain storming potrebbero essere affiancate alle sopra citate “nobilitato” e “laminato”. Ed ecco che con forza quasi magnetica vengono richiamate: “melammina”, “pannello melamminico”, “truciolare nobilitato”, “HPL”; fermiamoci qui.

Premesso che stiamo parlando di materiali per il design, proviamo adesso a fare le dovute distinzioni, che se da un punto di vista linguistico sembrano non essere particolarmente rilevanti (tant’è che ci si intende ugualmente), da un punto di vista pratico, non è semplicemente una questione di “puntini sulle i”. Le differenze si fanno più interessanti.

PERCHE’ “NOBILITATO”

 

Innanzitutto è bello partire con una premessa che aiuta ad approcciare l’argomento con una buona dose semplicità. Il termine “nobilitato” deriva da “nobilitare”, ovvero rendere nobile. Nel linguaggio industriale “nobilitare” significa proprio sottoporre un prodotto a trattamenti che ne migliorino la qualità o ne aumentino il pregio.

 

Ed ecco che il nobilitato altro non è che un pannello grezzo di truciolare (particelle di legno) rivestito generalmente su due lati con carta melamminica. Per carta melamminica si intendono fogli molto sottili di carta impregnati di resina melamminica.

 

Da qui è facile comprendere perché “nobilitato” è sinonimo di “pannello melamminico”, di “truciolare nobilitato” o più comunemente di “melammina”.  La carta viene applicata al pannello per mezzo di presse che scaldano la resina termoindurente in essa contenuta in modo da farla reagire ed aderire al pannello per creare un unico prodotto.

I MOTIVI DEL SUCCESSO DEL NOBILITATO

 

Il nobilitato è un prodotto che negli ultimi anni ha sicuramente incontrato il favore del mercato per due motivi.

 

Per prima cosa è relativamente economico, poiché le materie prime di cui è composto sono particelle di legno, talvolta provenienti dal riciclo di altri materiali, carta e resine.

 

In secondo luogo, ma non meno importante, grazie alla ricerca tecnologica ed alla creatività di alcune aziende leader del settore, l’elevatissima capacità di mimesi di questo prodotto lo ha reso molto accattivante anche da un punto di vista puramente estetico, incontrando l’approvazione ed gusto di coloro che dettano le tendenze nel mondo del design. Il nobilitato trova applicazione in svariati ambiti, dall’arredo d’interni, al contract, agli allestimenti fieristici, etc.

ATTENZIONE ALL’AMBIENTE ED ALLA SALUTE

 

Con questa tipologia di materiale si può operare nella direzione del rispetto dell’ambiente, con le certificazioni FSC® e PEFC.  Alcune aziende produttrici, distributrici e di trasformazione, su base volontaria, decidono di certificarsi. Entrambe queste certificazioni si occupano di verificare e garantire una gestione sostenibile delle foreste ed il mantenimento della catena di custodia lungo tutto il percorso che va dal produttore al consumatore finale.

Per i nobilitati si sta lavorando anche nella direzione della riduzione del rilascio di formaldeide. Il rilascio di formaldeide è dato principalmente dall’impiego di resine amminoplastiche (ureiche e melamminiche).  Le carte trattate con resine melamminiche sono di qualità superiore rispetto alle carte impregnate con resine ureiche.

 

Esistono degli standard europei che definiscono il limite massimo di rilascio di formaldeide oltre il quale il pannello non è commercializzabile sul territorio europeo (E1, estratto della norma UNI EN 13986). L’Italia ha legiferato con il decreto del 10/10/2008, che ha reso cogente la normativa europea. Ciò significa che non possono essere messi in commercio pannelli che non rispettino i parametri E1.

Alcuni di essi sono inoltre conformi anche ai più rigorosi standard californiani (CARB2), che dal 2018 saranno estesi a tutti gli Stati Uniti.

COME ORIENTARSI NELLA SCELTA DEL NOBILITATO

 

L’offerta sul mercato attualmente è molto ampia. In ogni caso resta un materiale economico, con i dovuti distinguo. In base alla qualità ed alle caratteristiche conferite dal produttore può essere ovviamente più o meno costoso.

 

La maggior qualità è data dalla scelta delle materie prime utilizzate, dalla tipologia di carte impiegate, dalle resine selezionate e dalla ricerca effettuata.

COS’E’ UN LAMINATO

 

Avventuriamoci ora nel mondo dei laminati, che nonostante lo scopo comune, ovvero quello di nobilitare una superficie, si differenziano dai pannelli nobilitati principalmente per la loro struttura.

 

Scegliere un laminato significa infatti scegliere un vero e proprio rivestimento. Generalmente, se si parla di laminato senza ulteriori specifiche, si intende una lastra piuttosto fine, con uno spessore che può variare da 0,2 a 0,6 mm, composta da uno strato protettivo, chiamato overlay, normalmente impregnato di resine melamminiche, a cui viene aggiunta una carta, anch’essa impregnata di melammina, che ne conferisce l’aspetto estetico (colore, disegno) ed un retro composto sempre di uno o più strati di carta fenolica, denominato kraft.

 

Il risultato dell’accoppiamento di tutti questi strati è appunto il cosiddetto foglio di laminato, che se fatto con un overlay robusto diventa un materiale resistente ai graffi, ai solventi, agli acidi, all’ammoniaca. Ecco perché viene anche utilizzato per rivestire piani di cucine, tavoli di lavoro e superfici destinate ad un uso piuttosto intenso.

 

Tuttavia, selezionare un laminato significa scegliere un materiale che di fatto deve poi essere incollato ad un altro supporto che avrà la funzione di dare stabilità. Per supporto si intende ad esempio un pannello di multistrato, di listellare, di truciolare, etc da scegliere a seconda delle varie esigenze tecniche e di budget.

L’EVOLUZIONE DEL LAMINATO

Anche nel campo dei laminati la ricerca tecnologica ha consentito di modificare la composizione e l’aspetto di questo materiale. Sono passati alla storia gli arredi della collezione Memphis, fatti di laminati plastici dai colori più o meno forti. Uno di questi arredi fu proprio il mobile Carlton che sarà esposto fino all’11 marzo 2018 alla Triennale di Milano in una mostra intitolata “There is a planet” dedicata ad Ettore Sottsass.

 

Il laminato di quegli anni, primi anni ’80, dai colori pieni e molto decisi, segnò uno stile ed un’epoca. Ripudiato dalla quasi totalità degli architetti dell’epoca, venne invece “nobilitato” dal celebre architetto Ettore Sottsass e reso popolare. All’epoca il laminato richiamava molto la plastica. Oggi esistono versioni di laminato che come i pannelli melamminici riproducono alcuni effetti in maniera molto verosimile.

DIVERSE TIPOLOGIE DI LAMINATO

 

Esistono diverse versioni di laminato, quella sopra descritta corrisponde al CPL (Continuous Pressure Laminate), che è realizzato in maniera continua con presse a rullo, che esercitano una pressione inferiore rispetto a quella esercitata da una pressa piana.

 

L’HPL (High Pressure Laminate) è la versione di laminato realizzato su presse piane. In questo caso lo spessore del materiale può variare da 0,5 a 20 mm, realizzando un tipo di laminato molto resistente che trova impiego anche per rivestimenti di facciate esterne, oltre che come top da cucina, bagno e rivestimenti a pavimento.

 

Una delle ultime versioni di laminato è il CHPL (Continuos High Pressure Laminate), ovvero un tipo di laminato con spessore che varia da 0,6 a 0.8 mm, ottenuto su presse a rullo, ma con una resistenza paragonabile all’HPL.

 

Dopo questo breve approfondimento continueremo a parlare di nobilitati come fossero laminati e viceversa, la lingua ce lo perdona. Ma con la consapevolezza che si tratta di materiali diversi.

Alla scoperta delle solid surface o “Corian”

Per capire che impostazione dare a questo post è stato divertente andare a curiosare sul web cosa fosse già stato scritto digitando alcune paroline quali “solid surface”, “corian”, “piano cucina”. Diciamo che in generale si tratta di parole chiave che in un certo senso denotano già una conoscenza di base dei materiali che possono essere utilizzati per realizzare un piano di lavoro. Tuttavia, come ben sappiamo, sulla rete ci si imbatte con molta facilità in milioni di informazioni spesso frammentate, senza un contesto sufficientemente definito e provenienti da fonti molto diverse tra loro. Le uniche certezze restano le totali incertezze delle persone che dopo aver posto una domanda su un forum d’arredo si vedono ricevere una decina di risposte tra le più disparate, che alla fine raramente aiutano in modo concreto alla scelta.

Il piccolo sondaggio sul web era limitato a raccogliere un’impressione generale dei primi risultati su Google avviando una ricerca con le parole sopra indicate, perché l’intento era quello di immedesimarsi nel non professionista del settore che di fronte ad una serie di preventivi per un piano di lavoro, anche molto diversi tra loro, vuole trovare delle informazioni che lo aiutino a decidere.

Detto ciò, sulla rete vi sono anche molti contenuti completi ed esaustivi su siti che magari, se non li si conosce già, non ottengono un buon posizionamento sui motori di ricerca e sfuggono ai non addetti del settore.

Ad ogni modo questo articolo si pone come obiettivo quello di fornire una spiegazione su cosa sono le solid surfaces o “Corian”, materiali che trovano un ottimo impiego in diversi ambiti, tra cui i piani di lavoro (cucine, bagni, lavanderie, banconi, etc.). L’intento è quello di non fornire un giudizio, ma di presentare le caratteristiche principali in modo da poterne comprendere la natura e poter valutare o orientare con maggior consapevolezza il proprio cliente o interlocutore nella scelta.

COSA È UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”

 

Per solid surface si intende una tipologia di materiale inventato negli anni sessanta dall’azienda chimica americana DuPont. Purtroppo non esiste in italiano una traduzione corrispondente. Nel parlato comune ci si intende riferendosi al termine “Corian”, che tuttavia altro non è che il nome commerciale attribuito dalla DuPont al materiale di sua invenzione. Il sostantivo Corian è perciò entrato a far parte del linguaggio quotidiano alla pari di termini come brugola, scottex o scotch, ovvero nomi propri che si sono diffusi a tal punto da essere utilizzati alla stregua di nomi comuni, ma che di fatto sono denominazioni commerciali.

DI COSA È FATTA UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”

 

Nella sostanza una solid surface o “corian” è una miscela di sostanze minerali in polvere (idrossido d’alluminio) e resine termoplastiche, che viene lavorata a livello industriale e generalmente distribuita sottoforma di lastre di diverse misure e spessori. Il materiale viene poi acquistato dai vari trasformatori, che possono essere laboratori specializzati nella lavorazione delle solid surfaces o falegnamerie, che si occupano della realizzazione dei manufatti desiderati.

COME SI PRESENTA UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”

 

Rispetto ad altri materiali impiegati nella produzione di piani di lavoro, le solid surfaces presentano alcune caratteristiche uniche nel loro genere. Esteticamente il materiale appare omogeneo in tutto il suo spessore. A seconda del produttore la gamma di colori ed effetti può raggiungere anche un centinaio di versioni: colore pieno in diverse tonalità, miscele a grana più o meno fine, effetti lapidei, marmorizzati, cemento, etc. Al tatto è piacevole, poiché si presenta liscio e satinato, per certi versi morbido.

CARATTERISTICHE DI UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”: TERMOFORMABILITA’

 

La componente minerale conferisce al materiale una certa durezza e rigidità, rendendolo adatto ad un ambiente di lavoro. Mentre la componente resinosa, oltre ad avere una funzione legante, è in grado di conferire al materiale una caratteristica molto particolare: la termo-formabilità. Con le solid surface è possibile infatti realizzare curvature o qualunque tipo di forma, anche la più complessa, grazie alla capacità del materiale di poter essere modellato se portato ad una certa temperatura (oltre i 150 °C). Tale caratteristica diventa molto interessante nell’ambito della progettazione perché consente di superare i limiti che impongono ad esempio i materiali a base pietra o quarzo.

CARATTERISTICHE DI UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”: GIUNZIONI IMPERCETTIBILI

 

Un’altra caratteristica unica consiste nella possibilità di rendere impercettibili le giunte tra due lastre o tra più parti. Se con la maggior parte dei materiali utilizzati per realizzare piani di lavoro siamo costretti a fare i conti con le intercapedini che necessariamente si creano tra un pezzo e l’altro (vedi il marmo, il laminato, le ceramiche, etc.) con le solid surfaces si è in grado di eliminare le fughe e le intercapedini tra una lastra e l’altra grazie al’utilizzo di adesivi in tinta che saldano i vari pezzi e rendono impercettibili le giunte. Tale caratteristica rappresenta un elemento di assoluta bellezza, poiché alla vista regala un gradevole effetto di continuità anche con i lavelli o i lavabi, che possono essere realizzati nello stesso materiale. L’impercettibilità delle giunzioni offre anche un prezioso valore aggiunto ai fini della pulizia quotidiana della superficie. Lo sporco viene eliminato facilmente, senza possibilità di accumularsi in eventuali fessure.

Giunzioni impercettibili

MANUTENZIONE DI UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”

 

Dal punto di vista della porosità le solid surfaces presentano buone prestazioni in quanto sono impermeabili ai liquidi. È bene comunque evitare il contatto prolungato con liquidi che possono contenere sostanze coloranti, quali caffè, tè, vino, zafferano, inchiostri. E’ inoltre opportuno evitare completamente il contatto con solventi, quali acetone, acqua ragia, etc. poiché non vanno d’accordo con le resine termoplastiche contenute nelle solid surfaces.

La pulizia quotidiana può essere effettuata con una crema abrasiva leggera o con un comune detergente (ad es. Cif). La pulizia più profonda può essere effettuata con candeggina diluita con acqua (3/4 di candeggina e ¼ di acqua).

Dal punto di vista meccanico il Corian è un buon materiale, anche se non ci si deve immaginare la durezza dei materiali a base pietra. Lame taglienti o punte possono segnare la superficie. Così come il contatto con pentole molto calde. Perciò è bene evitare di appoggiare materiali incandescenti direttamente sul Corian e quando si butta acqua bollente nel lavello è bene far scorrere contemporaneamente dell’acqua a temperatura ambiente.

CARATTERISTICHE DI UNA SOLID SURFACE O “CORIAN”: RIPARABILITA’

 

Nonostante tali accorgimenti, qualora il piano si fosse graffiato o danneggiato, un altro aspetto molto interessante delle solid surfaces è la possibilità di poterle riparare, senza dover necessariamente pensare ad una sostituzione. Il Corian, grazie alla sua composizione, può essere rilevigato sul posto da chi normalmente lo lavora e così rigenerato. Tale operazione asporta una quantità minima di materiale, ma ciò consente di eliminare graffi e imperfezioni che nel tempo possono essersi accumulati.

OFFERTA SUL MERCATO

 

Attualmente sul mercato non vi è solo Corian Dupont come solid surface, benché sia ancora leader nel settore, ma esistono diversi marchi, ciascuno con le proprie peculiarità. Le differenze tra un marchio e l’altro possono riguardare la composizione della miscela, l’utilizzo di resine acriliche o poliestere, le dimensioni e gli spessori delle lastre, le misure dei lavabi e dei lavelli di serie, la ricerca estetica, la gamma dei colori e degli effetti offerti e di conseguenza le variazioni in termini di prezzo che ciò comporta.

Qualora volessi approfondire la conoscenza di questo materiale ti invitiamo a contattarci per fissare un appuntamento.

Homi – Una storia oltre l’ordinario

Homi, una storia oltre l’ordinario

 

E’ con molta soddisfazione che vi raccontiamo questa storia, che ha del singolare, ma che forse dovrebbe essere normale.

 

E’ la storia di un intreccio di competenze, che avvicina i confini abituali a cui ognuno di noi, pensando al proprio lavoro, è naturalmente e logicamente portato a considerare. Tuttavia, qualche volta, avventurarsi in situazioni fuori dall’ordinario può essere divertente e perché no, anche utile.

Tutto ha inizio ai primi di dicembre dell’anno appena conclusosi. Un incontro con un designer, come d’abitudine avviene nelle fiere di settore ed una visita di approfondimento successiva all’evento segnano l’inizio della storia.

 

Il protagonista è Davide Montanaro, industrial designer, laureatosi al Politecnico di Milano.

 

Complice proprio il Politecnico di Milano, ci viene proposto di progettare e realizzare per una mostra una collezione di pezzi con il materiale che ha scatenato la curiosità di tutte le parti: Dukta®, flexible wood.

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Si tratta di un pannello a base legno che, grazie ad una tecnica di intaglio brevettata, è in grado di curvarsi. Le geometrie essenziali ed i giochi di luce che lo caratterizzano fanno di Dukta® un materiale innovativo e fresco nella sua estetica.

 

Galeotto fu il materiale, al punto che si decide di provare nell’impresa di realizzare una serie di complementi d’arredo da esporre a fine gennaio all’interno della mostra intitolata “The Material Stage – A Matter of Scale”, progettata da POLI.Design in occasione dell’edizione di gennaio di HOMI, il salone dedicato agli stili di vita di Fiera Milano.

 

All’interno della mostra, come spiega POLI.Design, “il materiale e la sua prima declinazione nel complemento d’arredo diventano attori protagonisti di un sistema di visioni suggestive sul palcoscenico dell’Interior Design. Come la complessità e lo spessore del personaggio teatrale, unito alla sua profondità interiore inscenano l’intreccio per una complessa narrazione poetica, allo stesso modo, il materiale fornisce visioni e linguaggi che vengono declinati in diversi scenari di Interior.”

 

L’intera mostra si fonda “sull’abilità nel gestire il passaggio di scala, dal materiale all’Interior, passando per il complemento d’arredo. Questa delicata operazione permette di tradurre la valenza estetica degli oggetti in vere e proprie ambientazioni, capaci di suscitare emozioni e nuovi stimoli dell’abitare contemporaneo”.

 

E’ così che tutto diventa una questione di scala (“A matter of scale”). Ed è proprio da questa idea che parte la sfida di riuscire nell’intento di sperimentare il nostro materiale, normalmente impiegato per la realizzazione di rivestimenti, oltre le sue applicazioni abituali e “spingerlo” verso il mondo del complemento d’arredo.

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I tempi sono strettissimi e forte è la sensazione di inoltrarsi verso qualcosa che non porterà a nulla. Difficile pensare che in un mese si possa progettare, trovare un laboratorio di falegnameria disposto a realizzare in pochissimo tempo diversi prototipi partendo da un materiale totalmente sconosciuto ed organizzare il tutto in linea con le richieste e le esigenze imposte da un contesto fieristico.

 

Eppure la curiosità e la voglia di sperimentare, di andare oltre i confini tradizionali hanno la meglio e l’avventura prende il via.

 

Davide Montanaro lavora alla progettazione. E’ lui a riferirci l’approccio che ha seguito: “Analizzando il materiale ho tentato di stressarlo, di portarlo al suo limite in modo da esaltare le sue doti e caratteristiche.

 

La trasformazione lo ha tramutato in seduta, in lampada ed un totem con varie possibilità di appendimento.

 

La collezione presentata è concreta, non è un semplice esercizio di stile. La struttura del materiale mi ha consentito di lavorare sui supporti, modificabili nella funzione e nella posizione.

 

La flessibilità è stata declinata nella panca che presenta una continuità di superficie nelle due diverse altezze. La scansione di pieni e vuoti, di luci ed ombre è stata esaltata dalle lampade che vengono poi richiuse con un elastico colorato”.

Davide, dal suo punto di vista di designer, provoca con queste parole: “L’elemento curioso è che a volte un’azienda investe in un materiale nuovo, ma poi si trova in difficoltà nella ricerca della sua applicazione”.

 

A noi, in qualità di azienda di distribuzione che opera nel settore del legno da oltre trent’anni, piace vedere come la tecnologia possa fondersi con una materia prima come il legno, che fa parte della storia dell’uomo da sempre, conducendo a nuove forme ed applicazioni.

 

Investire su un prodotto di questo tipo, molto versatile e potenzialmente nuovo nell’utilizzo, significa anche fare una scommessa, vuol dire osare.

 

Pertanto, ben vengano le intuizioni di designer e creativi, il cui compito è proprio quello di superare i limiti ed aprire a nuove interpretazioni dei materiali.

 

E forse la lezione di questa avventura è concentrata tutta in questo punto: fondere i confini, fare conoscenza dei ruoli di ciascuno, sperimentare i ragionamenti e le logiche dell’altro consentono di aggiungere linfa al bagaglio di competenze di ciascuno e fare il passo in più diventa un fatto naturale.

 

Ovviamente tutto questo non sarebbe stato possibile senza la preziosa collaborazione di coloro i quali hanno messo mano concretamente al materiale e che grazie alla loro esperienza lo hanno trasformato secondo le intenzioni in tempi record. Ringraziamo a questo proposito Agostoni S.n.c. di Mauro e Davide Agostoni, falegnameria storica nel cuore di Lissone, che vanta collaborazioni con alcuni grandi del design italiano, tra i quali Ettore Sottsass e Sangalli Arredamenti S.n.c. per averci seguito nell’iniziativa.

 

Si chiude così una storia atipica di collaborazione, ma che certamente interpreta l’importanza di intrecciare le competenze, fondere i saperi per raggiungere nuovi obiettivi, piccoli o grandi che siano.